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Fabrizio e l'America (1a parte)



Fabrizio e l'America
(1a parte)

*

1. Ci eravamo lasciati mesi fa con quello che avevo chiamato il
"Progetto De André" (nome orrendo, lo so, ma mi faceva un'estrema
fatica trovarne uno migliore), ovverossia l'analisi dettagliata delle
"fonti" dell'opera di Fabrizio. Fonti affrontate con una generica
suddivisione "geografica"; ed è per questo motivo che adesso tocca
all'America vista nella sua interezza. Perché Fabrizio de André, a
differenza degli altri cantautori della cosiddetta "scuola 
genovese", tutti più o meno rimasti legati agli insegnamenti ed agli
stilemi francesi, ad un certo punto non ha avuto nessun timore di
attraversare l'oceano e di approdare in un mondo che gli ha dischiuso
nuove ed assai variegate porte.

2. Confesso da subito di non essere un conoscitore eccelso della
canzone americana, o perlomeno non nelle dimensioni in cui lo sono di
quella francese. Dalla mia disamina (o "disanima", come dice Paolo
Talanca) è quindi probabile che resteranno esclusi possibili spunti
che non mi perito ad affidare ad eventuali e più profondi conoscitori
della canzone e della musica americana (il riferimento d'obbligo è a
Franco Senia). Diciamo che questa sarà un'incompleta visione
d'insieme, una sorta di "overview" cui ognuno potrà 
aggiungere quello che "puole e vuole". 

3. America? Per cominciarne a parlare, in De André, bisogna a mio
parere risalire ad una canzone, per così dire, "insospettabile".
Perché la preistoria "americana" è per Fabrizio de André una
canzoncina che, ultimamente, ha dovuto subire dei rifacimenti "techno"
e compagnia bella. Capirete tutti quanti che sto parlando di
"Geordie". Siamo esattamente nel 1966.
"Oibò, è ammattito", penserete. "E' da anni che questo qui ci fa una
testa come un paiolo con la storia di 'Geordie', l'antica ballata
inglese, o meglio, la versione tardosettecentesca (probabilmente da
"Broadside", o foglio volante) di una 'border ballad' scozzese
cinquecentesca...c'è in una dozzina di siti tra cui quello di Walter
Pi, e ogni tanto, siccome non è contento, ce la ripropina...e ora
viene fuori con l'America..."

4. Verissimo. Nessuna questione sull'origine di "Geordie" e sulla sua 
provenienza; se non per il non disprezzabile fatto che praticamente
tutto il "corpus" delle antiche ballate popolari britanniche, che nel
luogo d'origine sono oramai una tradizione del tutto spenta (e per
riaccenderla occorrerebbe rimettere indietro le lancette della civiltà
di qualche secolo), è stato ravvivato proprio in America. Non solo
perché molte delle più antiche ballate britanniche, seppure in
versioni spesso molto corrotte e adattate al nuovo ambiente
(particolarmente sui monti Appalachi, forse la sola "balladry area"
ancora realmente attiva al mondo assieme a certe zone della Serbia e
del Montenegro coi loro "guslari"), fanno oramai pienamente parte
della tradizione americana e, come tali, sono state inserite nel
repertorio dei principali folksingers (due su tutti: Joan Baez e Pete
Seeger, ma anche Woody Guthrie cantava ogni tanto qualche "Child
Ballad"), ma, soprattutto, perché è proprio con il "Folk revival"
americano degli anni '60, che -si badi bene- è parte integrante del
movimento di protesta in quanto la ballata popolare, con le sue storie
crude e "vere", quindi vicine al "sentimento della gente", veniva
contrapposta alla canzone commerciale, che un discreto numero di "folk
ballads" di antica origine britannica vengono inaspettatamente
reimmesse in una vastissima circolazione, che in certi casi raggiunge
risonanza planetaria. [NOTA 1].

5. Proprio "Geordie" (e ne fa fede anche il fatto che Joan Baez la
abbia inserita nel suo "Ballad Book", che contiene un bel numero di
Child Ballads, ma *solo* nelle versioni tradizionali americane - come
la cupa e tragica "Matty Groves" [Child #81, la versione americane di
"Little Musgrave and the Lady Barnard"], a parte "Silkie" [Child #113,
ovvero "The great Silkie of Sule Skerrie"], che non è mai uscita dalle
isole Orcadi ma che la Baez ha cantato con un buffo accento scozzese
facendola conoscere ovunque [NOTA 2]) ha, sembra, goduto di buona fama
nel New England coloniale, e la sua tradizione viva deve avere
"lingered" abbastanza a lungo. Notizie sulla sua presenza sul suolo
americano ci vengono ad esempio dalla Boston del 1756 (dove senz'altro
era stata portata su dei "fogli volanti"): in un programma di una
festa popolare è ricordata anche "The Little Song of Geordy [sic]
which is sung according to its Traditional Tune, and in which a Young
Lady trieth to rescue her Louer from the Gallows" ("la canzoncina di
Georide che è cantata sulla sua melodia tradizionale e nella quale una
giovane donna cerca di salvare il suo amante dalla forca"). Un'altra
testimonianza ci perviene addirittura da una lettera di Howard
Phillips Lovecraft, dove il "sognatore di Providence" -nonché creatore
dei miti di Cthulhu, Yog-Sothoth e Nyarlatothep- asserisce che la
ballata, "no doubt of great antiquity", era ancora conosciuta nei
dintorni della città verso il 1910. Insomma, anche "Geordie" è una
ballata che ha fatto parte della tradizione americana (malgrado la sua
ambientazione sia sempre rimasta britannica, cosa che non sempre
avviene: ad esempio, la celebre "Lord Randal", la ballata
dell'avvelenato di probabilissima origine italiana, in certe versioni
americane si chiama, curiosamente, "Durango" ed è ambientata nel
Texas!), e dal "Folk Revival" americano è giunta a Fabrizio de André.

Questi i prodromi, il primo contatto; un primo contatto forse del
tutto "incosciente" (in quanto De André, in pieno periodo
"brassensiano-medievale", deve averla ripresa per la sua vicenda di
amore e morte, e non per altro), ma pur sempre un contatto, un
momentaneo "stacco" dalla Francia e dalla sua lezione.
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[NOTA 1]
Particolarmente indicativo è il caso di "Barbara Allen" (Child #84),
che merita di essere riportato "in extenso"; e lo faccio riproducendo
parzialmente l'introduzione alla ballata tratta dal mio sito "Child
Ballads" 
(http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html):

'Racconta Samuel Pepys che, quando sentiva la sua amica Mrs. Knipps
cantare la "canzoncina scozzese di Barbary Allen" (Diary, 2 gennaio
1666), provava "sincero piacere". Certo, a giudicare da questa antica
testimonianza e dalle centinaia di varianti registrate da una parte e
dall'altra dell'Atlantico, il fascino di questa "canzoncina" non è mai
venuto meno, dato che essa è senza ombra di dubbio la ballata
tradizionale in lingua inglese più nota e cantata in tutto il mondo, e
detiene il singolare primato di essere stata, trecentocinque anni dopo
la testimonianza del Pepys, per settimane nelle hit parades di mezzo
mondo con la versione cantata nel 1971 Joan Baez (in "The Joan Baez
Ballad Book", II). Un pioniere del Far West, in una lettera a J.Frank
Dobie, scriveva che Barbara Allen era "la canzone preferita dai
cowboys del Texas già prima che gli Indiani si accorgessero che i visi
pallidi erano diventati così tanti da dover prendere in considerazione
l'idea di massacrarli"; e la ballata, forse veramente l’unica della
quale si possa dire che non è mai scomparsa dalla tradizione viva e
che non ne scomparirà mai, è parte oramai integrante della cultura
musicale popolare degli Stati Uniti d’America. '

(per il resto dell'introduzione e il testo della ballata si veda:
http://utenti.lycos.it/Balladven/romtrag.html)

[NOTA 2] Il suo tema musicale è servito anni fa ad uno sceneggiato
italiano ispirato, non si sa bene con quale "arditezza", alle vicende
di Paul e Virginie (che si svolgono su un'isola tropicale). Qualche
tempo fa i Tri Yann hanno composto e cantato una versione francese
della ballata.
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1, continua.

Nella prossima parte: Fabrizio de André e Leonard Cohen

--
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelichesame die leiter abewerfen
*So er an ir ufgestigen ist (Vogelweide)*
*Via F.Tozzi 3, 50135 Firenze
*055 61 39 68 - 34 02 32 89 34
________________________________________
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http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://www.obiezione.it



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