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Il 03 Dic 2003, 10:57, [EMAIL PROTECTED] (nunziatina) ha scritto: > a me Marco Paolini non dispiace affatto. > (...) e invece a me dispiace. Dispiace quel suo essere prodotto televisivo; ché fuori dalla televisione non sarebbe mai esistito. Dispiace quel suo modo di raccontare quella che chiami realtà, fatto senza il vibrare della voce, senza essere letteratura, senza essere teatro, senza essere, del tutto, giornalismo. Dispiace la dimensione che mi comunica, dove tutto viene sommerso dalla banalità di questo nostro tempo. Dispiace questo immergersi nella banalità, cercando di rivolgerla contro. Contro chi? Dispiace. > (...) > è diventata... ma in fin dei conti.... come direbbe lui "this land is > my land... e io non mi chiamo fuori, non ve la do sta > soddisfazione"... peccato che per guthrie, la sua terra (sua solo in seconda battuta) si spingesse dalla california all'isola di manhattan. Nel tentativo di allargare lo sguardo, e non di restringerlo. Mi spiace (cazzo, mi sembra di non fare altro, questa girata!) ma non vedo nessun nesso fra guthrie e paolini. Semmai lo vedo fra guthrie e de andré. > sani ??? salud -- Franco Senia -- _____________________________________________ " Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto. Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto." - Erri De Luca, Aceto, Arcobaleno - ____________________________________________ -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
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