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Il "popolo" degli Arcimboldi



Dalle pagine milanesi del Corriere di oggi :

La stagione della Scala alla Bicocca. «Cresce il pubblico non milanese»

La sfida degli Arcimboldi

Indagine sul nuovo teatro: ticket facili da trovare grazie a Internet

La passata stagione della Scala al Teatro degli Arcimboldi ha avvicinato
nuovo pubblico, allargato il bacino di provenienza dello stesso e consentito
una più diffusa distribuzione dei biglietti, ritenuti (udite udite) per l'
80,5% degli intervistati «facili da trovare». Di contro, il fattore al quale
il pubblico presta attenzione nella scelta di uno spettacolo sono
soprattutto il cast dei cantanti e la trama, ma non la musica: nel 1997 il
34,3% degli intervistati sceglieva la serata in base alla musica; l'anno
scorso solo il 17,9%. Sono questi i dati che emergono dall'indagine della
Makno sul pubblico scaligero agli Arcimboldi (analoga indagine era stata
svolta nel 1997), presentata ieri dal sovrintendente, Carlo Fontana.
Partiamo dai dati. Il 78,8% degli abbonati è di Milano, ma il pubblico
lombardo è salito dal 17,3% del '97 al 21%. E tra gli abbonati, ben 12,4% lo
sono da un solo anno, il 15,6% da due. Nuovo pubblico, dunque? Sì: il 19% di
coloro che hanno assistito l'anno scorso a uno spettacolo non erano mai
stati al Piermarini. Oltre il 50% del pubblico è laureato e prevalgono gli
uomini (60%) sulle donne.
Il 21,6% degli spettatori associa l'immagine della Scala alla parola
«prestigio» e dà alla stagione passata il voto (dall'uno al 10) di 7,6.
Sorprendenti le motivazioni che muovono alla scelta: 35,4% il cast, 29,7% la
conoscenza della trama, 29,6% il compositore e 25,7% il direttore d'
orchestra. E che la trama pesi, lo dice la «hit-parade» degli spettacoli che
il pubblico vedrebbe più volentieri: Traviata 27%, Boheme 19, Aida 18, Tosca
16, Rigoletto 12, Madama Butterfly 11, Don Giovanni 11, Turandot 10.
Soddisfa il sistema di vendita dei biglietti, acquistati dal 24,9% in Duomo
e ben dal 19,4% via Internet. Quasi sparito il telefono, passato dal 10,7%
al 3,1%.
Ma cosa succederà in futuro? Il 9,5% andrà comunque solo al Piermarini, il
57,2 seguirebbe sia Piermarini che Arcimboldi e c'è anche uno 0,2% che
andrebbe solo agli Arcimboldi. A vedere che cosa? Il 58,5% vuole che la
Scala faccia repertorio lirico, il 19,5% che si privilegi regia, cast e
spettacoli d'avanguardia e il 18,1 le due cose insieme. Quanto alla
destinazione degli Arcimboldi, il 53,8% lo vorrebbe per il musical e un 46,6
anche per la lirica.
Per il sovrintendente Fontana questi dati testimoniano «la bontà della
scelta Arcimboldi che è stata una scommessa vinta: ha decentrato il teatro,
avvicinato nuovo pubblico, moltiplicato la scelta senza cancellare il mito
Scala. E ciò consentirà, quando ritorneremo al Piermarini, di passare da 85
a 120 recite e fare 5 turni di abbonamento». Per lui «questa indagine rende
giustizia di molte critiche».
Positivo anche il commento del nuovo direttore Scala, Mauro Meli, per il
quale «avere due palcoscenici è una straordinaria opportunità per avere
nuovo pubblico. Gli Arcimboldi, sono una risorsa per la città e per la
Scala. L'apprezzamento per le trame - sottolinea - dimostra che dovremo far
conoscere le opere nelle scuole e fare opera di divulgazione costante».
In serata i sindacati hanno fatto sapere che il sindaco si è detto
disponibile a riceverli. Gli chiederanno chiarimenti sul futuro della
palazzina lungo via Verdi, che Albertini ha suggerito di vendere.

Pierluigi Panza

© Corriere della Sera




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